Perché andare dall’osteopata e dall’ostetrica prima, durante e dopo la gravidanza?
Farsi trattare preventivamente darà l’occasione all’osteopata e all’ostetrica di accompagnare il corpo della donna in tutti quegli adattamenti che sono richiesti man mano che la gravidanza procede settimana dopo settimana, aiutandola a trovare un nuovo equilibrio durante il cambiamento.
Inoltre, favorire la salute e il benessere di queste strutture può evitare che avvengano lacerazioni da parto o interventi come l’episiotomia (un taglio della muscolatura e dei tessuti vaginali e perineali). Il ricorso all’episiotomia va riservato a situazioni molto particolari e necessita di opportuno consenso informato.
I rapporti di posizione tra feto, utero e bacino, se alterati, possono generare ostacoli, rallentamenti o maggiore dolore. Più le strutture sono mobili, flessibili, con il giusto tono, più il movimento e il parto saranno facilitati.
” Un aspetto importante da conoscere riguarda il collegamento tra le contrazioni uterine e la mobilità delle vertebre cervicali del feto. “
La mobilità del collo di un feto durante la fase di espulsione gli permette di estendere il capo fino a toccare con la nuca le spinose delle vertebre dorsali. Spesso questa estensione non si verifica su un piano perfettamente sagittale, ma possono subentrare gradi di inclinazione e rotazione differenti, causando compressioni. Alla base del cranio, tra i condili dell’osso occipitale e la prima vertebra, chiamata atlante, è presente un’articolazione che, se soggetta a restrizioni o disfunzioni, può generare degli adattamenti compensativi muscolo-scheletrici lungo tutta la schiena.
” Durante la prima visita dedico grande attenzione a questa articolazione perché mi permette d’identificare e trattare le possibili cause di alcune alterazioni. “
Una compressione asimmetrica tra l’occipite e l’atlante può essere terreno ideale per lo sviluppo di plagiocefalie e scoliosi, oltre a creare fastidi anche al sistema intestinale e respiratorio. Alla base della testa passa il nervo vago, probabilmente il più importante per la motricità intestinale; una compressione non patologica ma lieve di questo nervo può contribuire all’aumento di coliche e reflusso.
A livello strutturale è bene non dimenticare anche l’importanza dei muscoli addominali: come nel caso del diaframma pelvico, anche questi devono avere il giusto tono. Una parete addominale troppo allenata potrebbe creare eccessiva pressione sul feto, che verrebbe compresso contro la colonna vertebrale e costretto ad assumere posizioni scomode; di contro, un addome troppo rilassato andrebbe ad accentuare la lordosi, rendendo il promontorio sacrale ancora più sporgente. Le pressioni sul feto potrebbero incentivare malposizioni e interferire con i diametri del bacino al momento del parto.




