Terzo trimestre di gravidanza: il bambino reale è in arrivo
Gli ultimi mesi prima del parto sono caratterizzati dalla consapevolezza di doversi separare dal bambino nella pancia per accogliere quello in carne e ossa: pensieri che potrebbero creare eccitazione e impazienza o, ancora, riattivare ansie e paure, come nelle prime settimane. È molto importante, allora, conoscere gli aspetti emotivi legati alle preoccupazioni perché anche alla base di questa esperienza psicologica possono celarsi bisogni inconsapevoli.
La paura del dolore può nascondere la convinzione della donna di non farcela a gestire una situazione complessa nella vita e il timore dell’immensa responsabilità in arrivo può riguardare il bisogno di ricevere ancora lei stessa accudimento materno. La preoccupazione di non essere all’altezza riguarda un vissuto di inadeguatezza, molto più antico della gravidanza attuale: alcune mamme sono spaventate dalla dipendenza che si potrebbe instaurare con il nascituro e ciò potrebbe essere influenzato dalla propria storia. La paura del cambiamento e del futuro incerto parla spesso del bisogno di esercitare un forte controllo nelle varie dimensioni della propria vita e preoccuparsi del dolore del parto e di non riuscire ad affrontarlo porta in sé anche la sofferenza emotiva per la perdita del bambino interno.
L’ansia e la paura sono reazioni adattive alla percezione di una minaccia
Si rivela, quindi, essenziale che la donna incinta si chieda che cosa, nella sua esperienza, è percepito come tale: farsi consapevoli significa acquisire una posizione proattiva nella conoscenza di sé e non lasciare che il mondo inconscio prenda il sopravvento.
Fra l’ottavo e il nono mese, le fantasie sul bambino ideale vengono totalmente stravolte, in quanto il divario tra il bimbo nella mente e quello vero non può essere troppo ampio. Elaborare la perdita del bambino interno è centrale nella qualità della relazione che si attiverà con il neonato: sognare un bebè tranquillo per tanti mesi e trovarsi invece una creatura urlante e richiedente potrebbe sconfortare la mamma e farle prendere distanza dal figlio. Per questo è importante lavorare con realismo sull’idea che il nascituro non viene al mondo per soddisfare le esigenze o i desideri dei genitori, ma che ha diritto di essere sé stesso.
” Concentrarsi sull’accoglienza pratica della preparazione del nido – corredino, cameretta, pulizia dell’ambiente – può aiutare a organizzare lo spazio fisico per ordinare simbolicamente quello interno. “
COME ACCORGERSI CHE QUALCOSA NON VA
Per riconoscere quando uno stato di malessere, disagio o vissuto emotivo è disfunzionale, il primo passo da compiere è valutarlo attraverso tre specifici criteri:
• frequenza;
• durata;
• intensità dell’esperienza stessa.
Se ciò che la donna incinta sperimenta si ripresenta quotidianamente, numerose volte al giorno e per molto tempo, con la conseguente compromissione delle altre attività, e se il vissuto emotivo risulta condizionare significativamente le giornate e prendere troppo «spazio interno», tanto da non saperlo gestire, potrebbe essere il momento di chiedere supporto a uno psicologo/psicoterapeuta con cui osservare emozioni e pensieri, lavorarci insieme e individuare o costruire risorse.
Emozioni, pensieri, psiche non sono niente di scientifico né di tangibile: è la donna che deve comprendere soggettivamente quando un pensiero si fa scomodo, un’emozione turba eccessivamente o qualcosa è disagevole. In tutti questi casi, non deve vergognarsi né reprimersi perché in psicologia tutto quello che viene spinto in fondo per non essere visto torna su, prendendo altre forme.
Quando il bambino sarà nato, la neomamma potrebbe sentirsi esausta, inadeguata, ipersensibile, disorientata, sopraffatta, spaventata e, anche se tutto ciò è prevedibile, è fondamentale parlarne per non lasciare che quel vissuto resti silente e intoccabile. Potrà confidarsi con il partner, con un’amica, con un’ostetrica o con uno psicologo, magari specializzato nella perinatalità. L’invito è di non arrivare al «punto di non ritorno», in quanto il sostegno psicologico, l’ascolto e il rispetto dei propri vissuti e sensazioni risulta essenziale: proprio grazie alla prevenzione e all’intervento precoce si pongono le basi per una relazione sana con il proprio bambino e, di conseguenza, per una crescita non scevra da difficoltà, ma il più possibile serena.
Maggiore è la consapevolezza, maggiore sarà il senso di efficacia e di competenza nell’affrontare il nuovo percorso.




