Primo trimestre di gravidanza: da figlia a madre

«Sentirsi mamma» è un processo graduale, non un fatto o un evento: alcune donne accolgono il cambiamento facilmente, transitano con flessibilità nell’esperienza e con serenità aderiscono al nuovo ruolo, senza particolari conflitti interni.

Altre, invece, soffrono la trasformazione da figlia a madre, provano estrema nostalgia della loro condizione di vita precedente e sentono di non riuscire a gestire l’impegno, la fatica e la responsabilità che arrivano insieme alla maternità.

La maggior parte delle donne, già durante le prime settimane dal test positivo, si aspettano di percepire subito la connessione, come se fosse possibile premere un interruttore per innamorarsi magicamente di qualcuno che non c’è, non si percepisce e non si può toccare.

” L’abitudine a sentirsi mamma arriva con i propri tempi, familiarizzando con una dimensione interiore che fino a quel punto della vita era sconosciuta. “

Nel primo trimestre di gravidanza se con il piccolo non scatta l’amore a prima vista, non è necessario allarmarsi: col passare dei giorni l’esperienza di madre verrà accolta e integrata nella nuova percezione di sé e, a quel punto, sentendosi più sicura e riconoscendosi nel nuovo ruolo e non più figlia, la neomamma potrà rilassarsi e godere della nuova vita che tiene tra le braccia.

La nascita di una madre e la fine del ruolo di figlia

Sapere di diventare madre – anche solo a livello cognitivo, senza ancora percepirlo – porta la donna a paragonarsi con la propria dal punto di vista emotivo: il compito evolutivo centrale di questi primi mesi. La gestante si trova a intraprendere una sorta di viaggio nella sua storia infantile e adolescenziale: sovente, infatti, si trova a ripensare a sé da piccola, alla sua nascita, alle cure ricevute, al tipo di attaccamento sviluppato con la propria genitrice. Sentirsi più madre e meno figlia potrebbe determinare un forte senso di perdita o, diversamente, un grande successo: qualcuna potrebbe cogliere l’occasione per parlare e confrontarsi, chiarire aspetti del rapporto passato oppure, addirittura, chiudere questioni sospese che mai aveva avuto il coraggio di affrontare.

Se la relazione infantile madre-figlia è stata sufficientemente nutriente e calorosa e la genitrice ha soddisfatto i bisogni della sua bambina, la futura mamma riuscirà a trovare in sé risorse funzionali che la guideranno in questo particolare periodo di vita; al contrario, se a riemergere saranno la conflittualità e le emozioni negative connesse a quel rapporto primario, molto probabilmente la donna tenderà a volersi differenziare dalla madre – il classico: «Non sarò mai come lei!» – oppure a provare sentimenti di impotenza e inadeguatezza. Il passaggio dal ruolo di figlia a quello di madre è, dunque, evidentemente cruciale nello sviluppo della nuova identità emergente e influenzerà in maniera notevole la relazione con il bambino reale che nascerà.

Questo processo di ristrutturazione di sé non si conclude con la fine del trimestre, dove se ne vede solo l’inizio, ma continuerà per tutta la gravidanza e oltre.