Lo sviluppo del linguaggio del neonato da 0 a 12 mesi

Imparare a parlare può sembrare un’attività semplice e spontanea, ma richiede l’acquisizione di diverse competenze che si affinano nei primi 12 mesi di vita e permettono una corretta stimolazione del linguaggio e la produzione di parole nuove nel neonato.

” Quando nasce ogni bambino ha una dotazione genetica che gli permette di sviluppare il linguaggio ma che deve necessariamente essere stimolata dall’inserimento in un ambiente comunicativo. È quindi fondamentale parlare al bambino sin da subito, ancora prima che egli nasca. “

I bambini cominciano ad acquisire abilità già nell’ultimo trimestre di gravidanza, sono in grado di ascoltare le parole che vengono pronunciate dalla mamma e imparano a distinguere i suoni attraverso la musicalità delle vocali; è per questo che, appena nati, sono in grado di riconoscerne la voce e hanno una preferenza di ascolto per i suoni appartenenti alla lingua parlata dai genitori. Per far sì che ciò accada, i bambini utilizzeranno primariamente uno strumento fondamentale: l’orecchio. È necessario, quindi, che l’udito si sviluppi in modo adeguato così da permettere l’ascolto dei suoni linguistici.

” Nel primo anno di vita, il neonato raccoglie numerose informazioni riguardo al linguaggio e apprende molto più di quello che riesce a produrre. Si sviluppa la comunicazione vocale, linguistica, gestuale e comportamentale, tutte abilità fondamentali nello sviluppo linguistico, che si interfacciano continuamente nel corso dei primi anni di vita. “

LA COMUNICAZIONE NELLO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO

Alcune fasi dello sviluppo comunicativo precedono e preparano la comparsa del linguaggio e nel primo anno di vita si possono individuare due importanti transizioni evolutive: la prima è la transizione dalla comunicazione non intenzionale alla comunicazione intenzionale; la seconda, invece, riguarda la transizione dalla comunicazione gestuale alla comunicazione verbale. Nei primi giorni dopo la nascita, il neonato sembra essere predisposto a rispondere in maniera selettiva agli stimoli sociali, preferisce i visi delle persone (soprattutto gli occhi rispetto ad altri oggetti) ed è in grado di riconoscere il volto e la voce umana. Inoltre, il neonato non è solo socialmente responsivo, ma anche socialmente attivo: il pianto, il sorriso e le espressioni facciali hanno un effetto sulle persone che se ne prendono cura e vengono interpretati come indicatori di disagio, dolore, gioia e piacere. Sin dai primi mesi, si crea un’interazione diadica, faccia a faccia, tra il neonato e il genitore, che è caratterizzata da sincronia, contingenza, coordinazione e alternanza di turni che rende questo momento una vera e propria conversazione.

Intorno alla metà del primo anno, l’interazione diventa triadica: il neonato comincia a guardare alternativamente l’adulto e un oggetto o un evento esterno; è in grado di condividere l’attenzione perché mantiene con lui un comune fuoco di concentrazione e, al tempo stesso, un coinvolgimento sociale reciproco, seguendone lo sguardo.

” La comunicazione si fa sempre più intenzionale, il bambino utilizza l’adulto come strumento per ottenere l’oggetto desiderato e utilizza l’oggetto come strumento per ottenere l’attenzione dell’adulto. “

Tra il nono e il dodicesimo mese di vita, il neonato inizia a utilizzare i gesti deittici, in parole più semplici «gesti indicativi»: indica, mostra, offre, dà e richiede, esprimendo un’intenzione comunicativa che si riferisce a un oggetto o a un evento esterno.

Dai 12 mesi i gesti vengono definiti «referenziali» poiché non soltanto esprimono l’intenzione comunicativa, ma rappresentano anche un referente specifico. Nascono all’interno di routine sociali o di giochi con l’adulto e vengono appresi soprattutto per imitazione; con il passare del tempo, si distaccano dai contesti originari e vengono utilizzati sempre più per scopi comunicativi. I gesti referenziali sono un fenomeno importantissimo nello sviluppo linguistico, poiché consentono al neonato di comunicare utilizzando come «veicoli simbolici» degli schemi gestuali che sono stati ben esercitati piuttosto che sequenze vocaliche ancora incerte. Questi comportamenti comunicativi prelinguistici, come l’attenzione con- divisa e i gesti, sono predittivi del successivo sviluppo linguistico ed è importante stimolarli e supportarli.

LE TAPPE DEL LINGUAGGIO NEL NEONATO

Ogni bambino sviluppa il linguaggio secondo i propri tempi e le proprie capacità ma ci sono delle tappe da raggiungere gradualmente affinché vi sia una crescita armonica delle competenze linguistico-comunicative.

Nei primissimi mesi di vita, la produzione vocale del neonato si basa essenzialmente su pianto, singhiozzi, gridolini o tosse; dai 2 mesi circa il neonato acquisisce più controllo del suo apparato fonatorio e produce risolini e vocalizzazioni di benessere. Dai 4 mesi circa il controllo cresce ulteriormente e il neonato prova piacere a sperimentare la sua voce e ad auto ascoltarsi. Inizierà a produrre una maggiore varietà di suoni soprattutto vocalici, con variazioni d’intensità e intonazione – come se stesse giocando –, e alcune consonanti.

A circa 7 mesi, il bambino comincia la produzione linguistica vera e propria poiché è in grado di produrre sillabe che si rifanno alle caratteristiche della lingua madre e quindi di mettere in atto ciò che ha elaborato percettivamente nei mesi precedenti. La lallazione consiste nell’accostamento di una consonante con una vocale (bababa o mamama) per poi utilizzare anche consonanti che variano sistematicamente (batada). La fase successiva è proprio quella delle prime parole che solitamente inizia a partire dai 12 mesi.

IL GENITORE COME RISORSA NELLO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO

Il genitore è la risorsa più importante che i bambini hanno per crescere sicuri di sé e curiosi del mondo che li circonda. Non bisogna mai sottovalutare quanto un piccolo comportamento messo in atto possa stimolare positivamente la crescita.

Parlare con il bambino sin dalla gravidanza, che sia chiacchierando o canticchiando, aiuterà il piccolo a riconoscere il timbro di voce e a creare un momento di contatto piacevole per i genitori. I bambini, sin dai primissimi mesi, oltre che provare piacere quando qualcuno parla loro, sono anche molto interessati a esprimersi: capiscono che le produzioni vocali creano risposta e attenzione da parte del genitore e si adoperano per sperimentare vocalizzazioni o gemiti. Quello che si viene a creare è una vera e propria conversazione tra genitore e bambino che ha qualcosa di magico, per questo è importante lasciare al piccolo il suo turno per «parlare».

Nei mesi successivi, le conversazioni diventeranno molto ricche e utilizzare il linguaggio vero e proprio sarà sempre più stimolante per il neonato: per questo è consigliato fornire occasioni d’intera- zione reciproca che aiutino il piccolo a individuare nel genitore un modello da imitare.

Come rivolgersi ai bambini? Ai piccoli piace tantissimo uno specifico tipo di linguaggio che prende il nome di Infant-Directed Speech, o più comunemente Baby talk.

” Il linguaggio è caratterizzato da una prosodia cantilenata e molto melodica, parole dette lentamente, con un’ampia articolazione dei suoni, un tono di voce più alto e un timbro dolce. “

Per intenderci, la vocina buffa che si fa quando ci si rivolge a un bambino molto piccolo o a un cucciolo. È una modalità di comunicazione spesso spontanea che aiuta il bambino a prestare attenzione a ciò che si sta dicendo e a decifrare meglio come viene prodotto, rispetto a una voce normale.

Che cosa dire? Nel primo anno di vita sono le parole semplici a stimolare di più i neonati, brevi frasi che si ripetono, strettamente legate al contesto.

” Le tre parole chiave del linguaggio diretto sono: semplice, ripetitivo e contestuale, il tutto condito da divertimento ed enfasi. “

Non c’è da preoccuparsi se i genitori non sono particolarmente chiacchieroni, basterà parlare di quello che sta succedendo con positività e un tono di voce dolce e melodico per avere una stimo- lazione altissima. Inoltre, le routine giornaliere sono un momento molto importante in cui intavolare una conversazione. Il cambio del pannolino, il momento della pappa, la lettura del libro prima di addormentarsi, la ninnananna, l’ora del bagnetto sono tutte occasioni utilissime e fondamentali per stimolare il linguaggio: il piccolo si relaziona con il genitore, sono divertenti e soprattutto prevedibili. Un’attività che si ripete tutti i giorni, sempre allo stesso modo, permette al bambino di essere sicuro di ciò che succederà e di renderlo sereno; inoltre, consente al genitore di pronunciare parole o frasi brevi associate a quella routine che il bambino sarà più facilitato a comprendere e contestualizzare.

Oltre alla routine, i momenti di gioco o una situazione a cui il piccolo sta assistendo sono un buon momento per intervenire e stimolarlo con il linguaggio. Se l’attenzione è alta, l’apprendimento è assicurato. Un altro strumento utile sono le filastrocche o le canzoncine cantate dall’adulto: queste, oltre a essere divertenti e catturare l’attenzione del bambino, sono anche strutturate in modo tale da permettergli di percepire e riconoscere le parole in maniera più dettagliata, grazie alle loro caratteristiche ritmiche e ripetitive.

Infine, non bisogna dimenticare l’importanza dei libri. Strumenti di apprendimento adatti a tutte le età e ricchi di stimolazioni linguistiche, indicati anche durante la gravidanza con lettura ad alta voce che può essere protratta anche dopo la nascita. I libri permettono ai bambini di scoprire, accrescere curiosità, essere coccolati, sviluppare il tatto, divertirsi e, ovviamente, ascoltare il proprio genitore e, attraverso lui, conoscere quanto lo circonda.